di Gabriel de Lerma © Selecciones

Dalla suite al cinquantesimo piano dell'hotel Mandarin Oriental di New York si può vedere come la pioggia cade su Central Park con una vista magnifica che arriva al fiume Hudson e ad un centinaio di grattacieli. Ma quando Ricky Martin entra nella stanza per la sua intervista con Selecciones, il paesaggio si nota appena. Ha trascorso gli ultimi giorni tra i programmi televisivi Oprah Show, Today Show, The View ed altri tra i principali programmi dal vivo della televisione statunitense, in seguito ha firmato centinaia di libri durante sessioni di autografi di massa, per i quali i suoi fans sono stati in coda per ore per poter trascorrere qualche secondo davanti al loro idolo.

Il fatto è che dopo una lunga pausa durante la quale è stato lontano dalla scena pubblica, concentrato nel crescere i suoi gemelli Matteo e Valentino, nel recuperare le forze e cercare il suo posto nel mondo, il portoricano è ritornato con la stessa passione di sempre, quella che lo ha fatto diventare l'icona del boom latino negli angoli più lontani del mondo.

Durante la chiacchierata Ricky è energia pura, sia che parli dei suoi tempi con i Menudo o del suo impegno silenzioso con la fondazione che porta il suo nome per la lotta contro la prostituzione infantile o per distribuire strumenti musicali nelle scuole di Puerto Rico.

E' un uomo che sa cosa fare perchè non ci si dimentichi di lui; Nel marzo di quest'anno ha interrotto il suo silenzio per confessare al mondo la sua omosessualità, di cui parla in dettaglio nella sua autobiografia "Yo", il motivo del suo intenso ritorno alla vita pubblica. Lì si parla anche di come si è sviluppata la sua carriera di successo, dagli spot pubblicitari che ha realizzato da bambino, la fama con i Menudo ed il cammino per diventare uno degli artisti più famosi, indipendentemente dalla lingua in cui canta. Per lascia anche intravedere il Ricky privato - Kiki, come lo chiamano i suoi amici - ed il papà che si è lanciato da solo in un avventura che molti non osano nemmeno affrontare in due. Sempre sorridente ed affettuoso, Ricky Martin trasmette una pace enorme, quella di un uomo pieno che a 39 anni ha raggiunto un equilibrio perfetto tra chi è in realtà e come lo vedono gli altri.

A giudicare da ciò che dice il libro, dai la sensazione di star attraversando il miglior momento della tua vita.

"Decisamente. Devo dire che sono un uomo molto grato. Questa vita meravigliosa mi ha dato momenti incredibili, sia sul piano personale che professionale. Mi sento bene a livello completo, per i miei figli, perchè sono completamente aperto e perchè, per la prima volta, no ho paura a rispondere a nessuna domanda."

Ora che ne hai parlato, è valsa la pena soffrire così tanto? Perchè nel libro si ha la sensazione che l'hai vissuto male...

"Sì, è stato angosciante. Se avessi saputo che sarebbe stato così meraviglioso, così semplice e che mi sarei sentito tanto bene, lo avrei detto molti anni prima, ma quello non era il mio destino. Forse è stato per motivi sociali, per quello che rappresentava nel mondo della musica, per la mia cultura, per la mia fede, per la paura che avevo di non essere accettato, semplicemente non potevo. Ho avuto moltissime opportunità di dirlo e di porre fine a questa verità, mito o morbo, ma è stato adesso che non prima. Mi dà molta pace sapere che dovevo passare attraverso tutto questo per arrivare dove sono adesso. Quindi, doveva essere così: non prima nè dopo."

In questo momento in Argentina e a città del Messico che esiste il matrimonio gay. C'è una visione totalmente diversa sull'argomento dell'omosessualità rispetto a vent'anni fa. Pensi che ci sia ancora tanto da cambiare?

"Sì, c'è ancora molto. Gli stereotipi esistono ed il brutto non è che sono una menzogna, ma che sono solo la metà della verità. Sfortunatamente ci appoggiamo alle paure per giudicare le persone per come agiscono o per come vivono. Con il mio libro non voglio cambiare il mondo. L'ho scritto per la necessità che avevo di liberarmi di molte cose: avevo bisogno che tra 10, 15 o 20 anni i miei figli mi conoscessero un po' di più, che sapessero che cosa ho dovuto attraversare perché loro facessero parte della mia vita e che cosa simboleggiano in essa come segni di cicatrizzazione."

Speriamo che per quando i tuoi figli arriveranno a leggerlo non sarà più un argomento tabù.

"Questo sarebbe l'ideale, parlare dell'argomento con mio figlio e che lui mi dicesse: 'Cosa succede, papà? Rilassati!' Questo sarebbe meraviglioso."

Parlando di cambiare il mondo e del tuo cambio personale, che cosa ti ha cambiato di più? Avere avuto i tuoi figli, essere andato in India e aver visto la miseria nel modo in cui l'hai vista o aver scritto questo libro?

"Non avrei potuto scrivere questo libro se non fossi andato in India. È qualcosa di molto strano, perché se seguiamo i capitoli l'ultimo è 'Avanti', 'lottavo è 'Il mio momento' (sulla mia sessualità) e di settimo è 'Paternità', cioè i miei figli. Perché l'accettazione? Perché ho avuto i miei figli. Perché ho avuto i miei figli? Per il mio lavoro filantropico. Perché ho iniziato il mio lavoro filantropico? Per i miei viaggi in India. Tutto è stato molto logico, da una situazione non è nata un'altra e quel silenzio così importante l'ho sentito nei miei viaggi in India, con lo zaino sulle spalle, con la barba lunga di due mesi, sedendomi in terra a lavorare con i lebbrosi e ha collaborare al riscatto di alcune bambine... "

Dall'età di 12 anni hai vissuto una vita lussuosa. Quel viaggio ti è servito per renderti conto di quanto eri fortunato come persona o già lo sapevi?

"Lo sapevo già. Quando avevo 13 - 14 i Menudo avevano lavorato con l'Unicef in Brasile e questo mi aveva esposto ad una realtà che non conoscevo, ho potuto rendermi conto di quello che avevo a livello materiale. I nostri rappresentanti volevano che conoscessimo un'altra realtà."

I Menudo sono stati una buona scuola oppure no?

"E' stata una scuola tremenda. Sembrava un circo ai suoi tempi. In realtà tutto era folle: un giorno eravamo qui, quello dopo là... All'età di 12 anni tenevamo conferenze stampa e riempivamo stadi. E' stato qualcosa di abbastanza surrealista."

Come padre, lasceresti un figlio di quell'età andare per il mondo per cinque anni?

"Se i miei figlio vorranno far parte del mondo dello spettacolo, chi sono io per dire loro che non va bene? Io condividerò la mia esperienza con loro e gli farò sapere cosa succedere se prenderanno quella decisione o un'altra. Io mio maggior desiderio è che siano felici e li appoggerò in tutto ciò che mi sarà possibile."

Come fai ad essere, allo stesso tempo, un papà a tempo pieno e Ricky Martin? Potresti avere un esercito di tate e bambinaie, ma voi fare tutto tu...

"Quando sono in viaggio posso contare sull'aiuto di mia mamma, che fortunatamente sta con me, ma la responsabilità dei miei figli non è sua, è mia, perchè questo è il modo in cui ho costruito la mia famiglia: io sono il pilastro e devo essere presente a tutto ciò che succede. In questo modo i miei figli non trascorrono mai più di tre giorni senza di me e grazie Skype siamo sempre in contatto."

Quindi i tour folli di Ricky Martin sono cose del passato?

"Ci sono le estati. So che i futuro i miei figli saranno con me, viaggeranno, hanno già il loro passaporti. C'è mia mamma al mio fianco e anche qualcuno che ci aiuta, ma non sono l'unico artista che è padre. Ho imparato molto da Céline Dion e da Madonna. Sting viaggia con tutta la sua famiglia. Ma, d'altra parte, voglio che i miei figli vivano l'esperienza di andare a scuola, insieme a 25 bambini della loro età, che socializzino, che rafforzino il loro istinto di sopravvivenza, perché questo è parte della vita."

Con due figli, come una giornata a casa di Ricky Martin quando papà è casa?

"Prima ero nottambulo. Adesso alle 7 o alle 8 del mattino loro sono già alzati. Facciamo colazione, ci laviamo i denti tutti e tre insieme, guardiamo un po' di televisione e li cambio. Alle 10 o alle 10.30 andiamo al parco dove corrono e sudano. Quando torniamo a casa a mezzogiorno si lavano, mangiano, prendono il latte e dopo c'è il sonnellino dalle 2 alle 4 del pomeriggio. Alle 4 bevono un succo, mangiano la merenda e andiamo ancora al parco. All'incirca alle 8 faccio loro il bagno e alle 9 andiamo a letto."

Come sono stati i primi giorni?

"Molto pesanti. Durante le prime settimane non volevo che nessuno mi aiutasse. Dicevo a tutti che ce l'avrei fatta da solo. Quando si è genitori single tutti ti dicono che devi imparare a chiedere aiuto, ma io non volevo. Se uno dei gemelli si svegliava per primo, gli cambiavo il pannolino, gli davo il biberon e lo cullavo fino a quando si addormentava. Poi si svegliava l'altro e quando si addormentava non mi restava più di un'ora, perché il primo si stava già svegliando. Il che significa che quello che non dormiva ero io. Qualche settimana dopo mia mamma mi ha detto che non potevo continuare così, perché assomigliavo a uno zombi, dovevo lasciare che mi aiutasse. E ti posso assicurare che quando le ho detto: 'Va bene, mamma, aiutami', ho iniziato a dormire."

Perchè hai scelto questo metodo per avere i tuoi figli? Hai pensato ad altre possibilità?

"Sì, c'era l'adozione, mi ero informato anche su quello ed ho degli amici che sono passati attraverso questo processo meraviglioso. Poi ho scoperto il mondo della surrogazione gestazionale e mi sono informato a riguardo, poi ho incontrato i miei avvocati per vedere che non ci fossero ostacoli. Ho conosciuto altre persone che avevano vissuto questa esperienza con ottimi risultati. Alla fine ho deciso che quella era la mia strada. La scienza ci ha portato in un posto così magico, è come dire: 'Se esiste il microonde, perchè non utilizzarlo? Se esiste l'aria condizionata, perchè non accenderla?' Se oggi esiste la surrogazione gestazionale, perchè non considerarla come opzione?"

Qualcosa che richiama l'attenzione nel tuo libro è che, dall'inizio, la vita ti ha offerto grandi possibilità, nonostante sia sempre stata presente la tua attitudine di fare quello che volevi.

"Io lo attribuisco al potere della mente, perchè crea delle vibrazioni magnetiche che attirano il bene e il male. Se vivi dicendo: 'Quanto sto male', starai male. Se invece vivi dicendo: 'Successo, successo, credo che questo sarà un successo per me', ci arrivi. Inoltre, come dico nel libro, fortuna? Cos'è la fortuna? Per avere fortuna bisogna lavorare molto nella vita e di questo ne sono sicuro: ho investito moltissime ore in questa carriera. Un giorno ho detto a mio padre: 'A che età vanno in pensione le persone?' Mi ha risposto: 'Dipende dal paese, ma in concreto tra i 60 e i 65 anni'. 'Beh, papà, allora ho ancora tanto tempo', ho commentato. 'No, tu hai già lavorato tanto, potresti già andare in pensione', mi ha detto lui.

E se è così, perchè lanciare un nuovo disco?

"Per masochismo. No, io mi diverto molto sul palco, anche nei miei momenti peggiori il palcoscenico è stato una via di fuga. Quando è diventato qualcosa che mi pesava è stato il momento in cui io mi sono fermato, ma io mi diverto molto con la dinamica che si instaura con il pubblico. Mi ubriaca e mi eleva, mi vizia e mi piace. Questo è il motivo per cui vado avanti. Persone che ammiro molto, come Sting e Julio Iglesias, sono sul palco da tanti anni. Non posso spiegarlo in nessun altro modo, è qualcosa di divino."