di Mariam Echevarria Baéz © El Vocero

Non si avventura a dire ce è la somma della sua musica, della sua anima, del suo sesso. Ricky Martin racchiude molto di più e non lo nasconde.

Comodo con sé stesso e con le sue autolimitazioni, il cantante si è preso la soddisfazione di fare un disco su misura, che riassume lo stato di pienezza che attraversa e che non nasconde.

Con passo rilassato, sandali, barba lunga ed il suo inseparabile caffè, il portoricano ha rivelato il carattere autobiografico del suo nuovo album, l'influenza dei suoi figli Matte e Valentino in tutti gli aspetti della vita, i suoi sogni ed anche il "peccato" che ha commesso prima di rilasciare l'intervista.

Riconosce che il titolo della sua nuova proposta “Música + Alma + Sexo” è suggestivo, ma che stabilisce anche un'equazione che è dominante nella sua vita ed in quella della collettività.

"Tutti noi ci identifichiamo con la musica perché il nostro cuore è un ritmo e anche se non ascoltiamo musica, questa è sempre con nome. L'anima è la nostra spiritualità. Siamo esseri spirituali, in questi ultimi 2, 3 anni ho attraversato un processo molto spirituale ed in ogni canzone del disco c'è un tocco di questo. Il sesso è vitale e può essere spirituale. Quando arrivi all'estasi stai quasi quasi toccando la mano di Dio", ha rivelato con un sorriso malizioso.

"È impossibile vivere senza musica, se anche uno fosse su misura in mezzo al mare cercherebbe i suoni, gli strumenti, cercherebbe anche solo un bastone di legno per iniziare. Il sesso uno se lo inventa anche se è da solo", ha aggiunto.
Questo apprezzamento si riflette nel suo nuovo album, che sarà sul mercato dal 1 febbraio pubblicato da Sony Music. Lui lo descrive come "molto completo. Inoltre è seduttore e tocca la fibra di cui tutti siamo fatti".

"Non voglio limitarmi. L'anno scorso mi sono liberato. Tra il libro e questo disco ho trovato la vulnerabilità", confessa l'artista che ha partecipato alla composizione di tutti i 13 brani inclusi nel disco.

"La mia rivoluzione inizia da qui. Tra le mie mani ho la bandiera che il cuore comprende... Basta condannare la voce che mi porto dentro e fingere che sono sincero. A partire da qui sarò fedele a me stesso... Nella storia della mia vita ogni riga grida basta", canta nel brano "Basta ya" che descrive come il più autobiografico, capace di arrivare ad una identificazione di massa.

"Sto parlando di farsi carico di cose che non ci appartengono, per via dell'ego, della fede o forse per la società e tutti ci identifichiamo in questo perchè in qualche momento siamo stati vittima di queste tre."

"In questo momento la mia bandiera è una bandiera di amore e pace. Non voglio che suoni come un clichè, ma è il punto in cui mi trovo adesso. A molta gente da fastidio la mi allegria, la mia felicità, quello che io auguro loro e calma e pace", ha commentato riguardo alla canzone "Basta ya" che ironicamente ha avuto inizio dopo una mattina di cattivo umore.

Un altro brano di impatto sociale è “Cántame tu historia”, prodotta da Desmond Child con la collaborazione di Claudia Brant, Andreas Carlsson e Lester Méndez, tra gli altri.

Nelle sue parole l'album è "internazionale. Non posso dire che è latino, starei mentendo", ha aggiunto sulla sua proposta che include influenze europee, ma senza dimenticare il "cuatro" portoricano.

I suoi figli Valentino e Matteo hanno ispirato il primo singolo in promozione, “Lo mejor de mi vida eres tu”, ed hanno già il loro passaporto per accompagnare il padre nel tour mondiale che inizierà il 25 marzo al Coliseo José Miguel Agrelot e continuerà negli Stati Uniti, in America Latina, Europa e Asia.

Ha rivelato che sul palcoscenico cercherà di "provocare, ma non di essere sfacciato. Quello che presenterò avrà classe, buon gusto", ha assicurato promettendo un concerto con tutti i suoi successi, non necessariamente orientato verso il suo nuovo disco.

I suoi figlio sono anche il segreto per non ritornare al disgusto che in alcune circostanze gli ha provocato il palcoscenico, tra una voragine di lavoro e la sua lotta interiore alla ricerca di sé stesso, terminata con la rivelazione della sua omosessualità lo scorso 29 marzo.

Tra un continente e l'altro si prenderà una vacanza con i piccoli, che compiranno prossimamente 3 anni e che andranno a scuola a New York quando l'artista ritornerà a Broadway nel 2012.

Il grande schermo è una delle poche esperienze professionali che manca a Ricky. "Fare cinema e interpretare un personaggio serio e fermo", dice senza pensarci molto.

Non ha nemmeno scartato l'idea descrivere un secondo libro dopo il suo debutto letterario con "Yo". Gli piacerebbe pubblicarne uno che rifletta il suo interesse per la fotografia e che mostri la sua missione filantropica attraverso la fondazione che porta il suo nome. Un film basato sullo scritto, forse, ma non lo interpreterebbe.

Ah, il "peccato" che il cantante ha confessato: aver mangiato molti pezzi di pizza ai peperoni come pranzo.